Marche, 5 anni di presidenza Ceriscioli

Le Marche presentano le storture di una regione governata da trent’anni da una stessa parte politica che, nel tempo, ha esaurito ogni energia amministrativa e ogni visione strutturale di conservazione e sviluppo del territorio, caratterizzandosi d’altro canto per una spiccata tensione all’assistenzialismo che ha sostituito una politica attiva, capace di prendere scelte forti.

In questo senso i cinque anni di presidenza dell’esponente del Partito Democratico Luca Ceriscioli si sono posti in perfetta continuità con quanto avvenuto prima. Ad esempio sulla sanità. Nelle Marche è progressivamente calato il numero di posti letto nelle strutture ospedaliere, si chiudono i piccoli ospedali senza concretizzare alcun progetto di rete, mentre si segnalano gravi situazioni di precariato per i dipendenti, la mancanza di investimenti su reparti altamente specializzati e di qualità soprattutto nell’ospedale regionale, ed un’ingente mobilità passiva dei marchigiani che si vanno a curare fuori regione; per non parlare infine delle liste di attesa infinite causate da una inadeguata organizzazione, incapace di contenere la legge Bindi. Certo, i tagli alla Sanità sono stati adottati dai governi nazionali, ma la mancata modulazione dei tagli è sicuramente un fatto regionale.

La regione Marche non si comporta meglio sul fronte della caccia e della pesca. Infatti essa ha accettato supinamente le regole tassative e rigide che sul tema della pesca l’UE ha costruito su un modello di pesca nordico, il quale mette in difficoltà i nostri pescatori, mentre non si è mai intervenuti sul costo del carburante, vero e proprio fardello per la gestione dei natanti. Sulla caccia si è evitato per anni di aggiornare il Piano Faunistico Venatorio e tuttora non si riesce a schermare tale attività nei confronti dei pretestuosi ricorsi delle associazioni animaliste.

Manca un progetto politico preciso anche sull’agricoltura, settore già tanto penalizzato dalla riduzione dei contributi della PAC, causati dall’allargamento dell’Europa a nuovi paesi. Quando invece, a parer nostro, insistere sullo sviluppo agricolo permetterebbe di aspirare all’autosufficienza nazionale e a far diminuire i costi delle filiere aumentando le produzioni.

Manca inoltre una politica attenta allo sviluppo turistico: non esiste una politica regionale per la costruzione di un brand Marche, né una precisa collocazione commerciale dei nostri itinerari all’estero, né uno sviluppo integrato della proposta turistica stessa. Nel frattempo la regione si impoverisce sul lato del manifatturiero, fino a qualche anno addietro orgoglio della nostra terra: manca un sostegno regionale alla commercializzazione all’estero, mentre risulta sempre più urgente una riflessione sulla protezione e il rilancio dell’intero settore.

Concludiamo accennando al vuoto che si registra in quanto a politiche su integrazione, immigrazione e sicurezza, vista ad esempio l’assenza di ogni interpretazione moderna ed efficientista delle Polizie Locali che potrebbero affiancare in maniera molto più costruttiva le FFOO. Insomma, da questo territorio si alza un desiderio di riscatto che speriamo darà buoni frutti alle prossime Regionali, rendendo possibile una sana alternanza, una diversa sensibilità davanti ai problemi e una nuova fase di dignità e opportunità per la nostra splendida regione.

di Giovanni Zinni, Coordinatore Regionale MNS già Consigliere Regionale e Marco Ausili, consigliere comunale di Ancona

Redazione

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