Silvano Panunzio, maestro silente

Sono recentemente occorse due date “panunziane”: il 16 maggio (nel 1918 nacque Silvano Panunzio) e il 10 giugno (quando nel 2010 si spense).

Eccellente figura di sapiente alla maniera antica che ebbe la ventura di stampare i propri passi su questa terra tra XX e XXI secolo, figlio di Sergio Panunzio, personale amico di Benito Mussolini e fra i maggiori esponenti della tradizione sindacalista rivoluzionaria italiana, Silvano si laureò in Scienze Politiche nel 1941, permanendo poi altri dodici anni in ambiente universitario.

 Si era intanto, nel 1940, arruolato nella Regia Marina – ove raggiunse il grado di Sottotenente di vascello – rendendosi protagonista di coraggiose azioni guerresche nel Mediterraneo, per le quali verrà insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. Ma dopo l’8 settembre ’43, non volendo prendere parte ad una guerra fratricida contro altri italiani, si congedò volontariamente.

Assieme al fratello Vito contribuì, nel 1946, alla rifondazione di Pagine Libere, rivista di orientamento sindacalista rivoluzionario fondata nel 1906 e le cui colonne avevano ospitato pure articoli del di loro padre, ma il successo non gli arrise: infatti la redazione, dopo altalenanti vicissitudini, chiuse definitivamente i battenti nel 1968. E poi, gli orizzonti cui mirava Silvano erano ben più ampi, e derivanti soprattutto dall’appassionato studio delle tradizioni d’Oriente e d’Occidente cui aveva iniziato a dedicarsi fin dagli anni universitari.

Dopo che la sua carriera accademica s’interruppe – il suo cognome era troppo implicato col recente regime – e ripiegò sull’insegnamento delle materie letterarie nei licei, nel 1975 venne richiamato a Roma (da Ferrara, dove era nato ed era tornato a vivere ed insegnare dopo l’esperienza universitaria alla Sapienza e qualche anno in un liceo romano) dal governo in carica, presieduto da Aldo Moro, che intendeva avvalersi della sua cultura enciclopedica per la carica di addetto alla stampa estera presso la Presidenza del Consiglio. Quasi contemporaneamente, venne nominato addetto stampa del Comune di Roma, e svolse tali mansioni per circa un decennio.

Nel tempo libero che i suoi impegni gli concedevano, non smise mai lo studio e l’approfondimento delle Tradizioni, e quelli che principiarono come appunti, divennero una mole notevole di riflessioni scritte, con le quali contribuì al successo di diverse riviste, europee ed italiane, specializzate nello studio e trattazione delle dottrine tradizionali. Decise però, nel 1975-’76, di far sentire più forte la propria voce de re: fondò quindi Metapolitica. Rivista del Regno Universale, pubblicata fino all’anno della sua morte, e diede alle stampe “Contemplazione e simbolo. Summa iniziatica orientale-occidentale”, i primi due volumi del magnus opus che decise di titolare Corso di Dottrina dello Spirito. Nelle sue iniziali intenzioni sarebbe dovuto constare di 22 libri, ma la sua scomparsa il 10 giugno 2010, unitamente al continuo lavoro di cesellatura e perfezionamento degli scritti, fecero sì che a vedere la luce fossero 12 volumi, e nemmeno coi titoli originariamente pensati dall’autore.

I leitmotiv principali della produzione panunziana possono essere generalmente considerati due: la ricerca di un senso al concetto di metapolitica, termine per la verità “coniato” da Panunzio padre, il quale per primo ebbe l’idea di una rivista da intitolarsi così, ma la morte, sopravvenuta nel 1944, gli impedì di mettere in pratica tale suo intento e la risposta alla domanda: esistono una metafisica, un’iniziazione, un esoterismo autenticamente cristiani?

Per quanto concerne il primo punto, Panunzio ne tratta nel terzo e quarto volume del suo Corso, “Metapolitica. La Roma Eterna e la Nuova Gerusalemme” (1979), ove afferma: <<La “Storia politica” è in funzione della “Storia cosmica”. Questa per l’appunto si sviluppa secondo tre dimensioni: la prima esteriore, la seconda inferiore, la terza superiore. Queste tre dimensioni si possono anche definire nel seguente modo: umana, infernale e celeste; visibile la prima, invisibile la seconda e la terza. Vi è però una invisibilità positiva e una negativa, creativa l’una, distruttiva l’altra>>. La prima dimensione è dunque quella della Politica pura, ossia tutta terrena del conflitto tra le parti; la dimensione infera è il campo della Criptopolitica, identificata dall’autore nelle forze invisibili che muovono i fili delle discordie politiche terrene. Infine, la dimensione superiore, “il piano celeste”, è ovviamente quella afferente il campo della Metapolitica, la quale ha compresenti in sé le dimensioni di Metafisica, Escatologia e Politica nel senso superiore del termine, ossia che, sospinta da forze divine, abbia quale scopo ultimo l’ascesa ai piani superiori dell’esistenza.

Al quesito, Panunzio risponde nel già citato “Contemplazione e simbolo”: la cristiana è “Tradizione paradigmatica”, spirituale punto d’incontro e “sintesi cattolica” (nel senso letterale del termine, ovverosia: universale) tra le tradizioni induista ed ebraica, le più dense a suo parere di significati/significanti. L’autore, nella sua analisi non parte ab ovo, ossia dalla Tradizione Primigenia dalla quale sarebbero in seguito scaturite tutte le altre, ma non perché non ne riconosca l’esistenza, bensì perché ritiene che essa si sia “istituzionalizzata” nel Cristianesimo, e in tale Tradizione, con la fine dei Tempi, dovranno confluire tutte le altre, chiaramente non per il tramite di un puro e semplice proselitismo, bensì attraverso un meccanismo di pensiero ispirato molto più elevato.

Silvano Panunzio fu uomo dalla cultura sterminata “ma di niuna accademia”, come precisava al fine di sottolineare la propria indipendenza. E fu anche un cavaliere: nel 1959, dopo anni di gestazione, procedette alla fondazione dell’Alleanza Trascendente Michele Arcangelo, un manipolo di solitari cavalieri, erranti fra le spire del mondo moderno ma illuminati dalla luce interiore degli Ordini monastico-cavallereschi medievali, posto sotto la protezione del Comandante delle Milizie Celesti. E intrasentendo il Maestro di questi cristianissimi Don Chisciotte approssimarsi sempre più l’ora della propria fine, diede ai suoi sodali l’ordine di porre a chiusura del Corso di Dottrina dello Spirito il Quaderno in cui raccolse i princìpi dell’ATMA (esattamente: l’acronimo va a formare una delle traslitterazioni in alfabeto latino del termine sanscrito che sta per “essenza”, “soffio vitale”, “Spirito”), dato alle stampe nella sua versione definitiva nel 2009 e pubblicato dalle Edizioni di Metapolitica. In conclusione sull’attributo di “maestro silente” dato a Panunzio nel titolo bisogna dire che praticò il silenzio convintamente – credendo che il massimo dell’illuminazione non potesse certo scaturire dalla parola parlata – sia nella vita coniugale assieme alla consorte Matilde Vittoria Ricci, cui dedicò nel 1997, a qualche anno dalla scomparsa, il commovente “Matilde! Vita, morte e trasfigurazione di una Sposa Cristiana”, che in solitaria come Oblato benedettino in quel di Pescara, città ove si spense.

Perché <<La Parola e le Parole procedono dal Silenzio e ritornano al Silenzio>>. E nulla quanto questo silenzio sa parlare all’intimo, non però quello zuccheroso dei romanzi rosa, bensì quello che trascende la fisicità e ricongiunge all’Uno.

di Alberto De Marchi

Redazione

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