Plus ultra: nessuno tocchi Colombo

Non amiamo le giornate del ricordo. Meglio, non amiamo la proliferazione indiscriminata dei giorni di commemorazione dedicati agli eventi ed alle categorie più disparati cui abbiamo assistito in questi anni, proliferazione che rischia di tradursi – nel migliore dei casi – in banalizzazione dell’evento stesso che si vuole ricordare o celebrare.

Fatta questa doverosa premessa, non possiamo tuttavia sottrarci ad una risposta positiva all’appello lanciato nei giorni scorsi dalle pagine de Il Giornale da Francesco Giubilei e Marco Valle, intellettuali di valore liberi dal giogo del politicamente corretto e da tutte le aberrazioni culturali che ne discendono.  Ed è in virtù di ciò che rispondiamo sì convintamente alla richiesta di Francesco e Marco, non certamente per il vincolo amicale che pure ad essi ci lega. Ma cosa chiedono con il loro appello Giubilei e Valle? Due cose in apparenza semplici semplici: di promuovere e valorizzare con “iniziative nelle scuole, nelle università italiane e in tutte le istituzioni” la Giornata nazionale di Cristoforo Colombo (di cui in Italia quasi nessuno, credo, conosce l’esistenza) e di “promuovere una legge con pene adeguate nei confronti di chi vandalizza le statue e il patrimonio storico e artistico a partire da una riforma dell’articolo 733 del Codice penale”.

Come non ci esalta il proliferare di nuove “giornate del ricordo” così non riteniamo che la nascita di nuove leggi penali sia il modo più efficace per contrastare tipologie di reato già ampiamente ricomprese all’interno del nostro codice penale, tuttavia riteniamo che i motivi che hanno spinto i promotori a lanciare pubblicamente questo appello siano tanto rilevanti ed urgenti da imporre – anche sotto il profilo della coerenza con posizioni già espresse in passato – il superamento di ogni remora o riserva. Qui in ballo c’è ben più che il ricordo della figura del grande navigatore genovese o la salvaguardia delle statue disseminate nei parchi e nelle piazze del Belpaese. Con buona pace del buon Colombo.

In questo momento siamo costretti ad assistere ad un vero e proprio cortocircuito culturale – se non ad un vero e proprio delirio, verrebbe da pensare anche sotto il profilo più strettamente medico – che vorrebbe giudicare la storia con il metro morale del presente, provvedendo anche all’immediata esecuzione della sentenza. Solitamente consistente in uno sfogo più o meno spontaneo di furore iconoclasta. Posto che il metro di misura scelto per questo giudizio è quello del politicamente corretto, dunque ben lontano dall’essere accettato da tutti – se per tutti non intendiamo il sistema dell’informazione mainstream e dello spettacolo -, è questa sorta di processo generale all’Europa ed alla sua storia che va fermamente combattuto (un discorso a sé meriterebbero gli Stati Uniti e la loro complessità). Un processo che altro non è se non l’ennesimo capitolo dell’offensiva lanciata dalle sinistre global (utili idioti, nel migliore dei casi, delle tigri neoliberiste) per la costruzione di una nuova società, un “mondo nuovo” sempre più drammaticamente simile a quello descritto da Aldous Huxley.

Un’offensiva che da buoni guastatori  tenteremo di sabotare combattendo la nostra battaglia culturale. Iniziando a scendere in campo il prossimo 12 ottobre in difesa della figura di Cristoforo Colombo, simbolo di un’Italia che non ha mai avuto paura di osare plus ultra.

La cancellazione del passato ha come obiettivo quello di permettere il controllo del presente, e quindi di permettere il dominio sull’avvenire. (…) Nessuno sa più in che anno vive: non esiste più un passato e non esiste più un avvenire, esiste solo un eterno presente. Le cose che appartengono all’istante non hanno radici, e quindi non hanno cause: qualsiasi tipo di ricostruzione dell’esistente diventa impossibile perché si decide che quello che è stato non è mai esistito. Qualsiasi tipo di ricerca o qualsiasi tipo di ragionamento in termini di causalità si rivela impossibile. (Michel Onfray – Teoria della dittatura)

Clemente Ultimo

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