L’intenso rapporto tra futurismo e fiumanesimo

A dimostrazione della perenne attualità del movimento futurista sono recentemente usciti due volumi che ci aiutano a guardare attraverso gli occhi del suo fondatore Filippo Tommaso Marinetti, la straordinaria Impresa di Fiume ed il suo significativo rapporto con il Vate, Gabriele D’Annunzio.

La copertina del volume edito dall’Associazione Italia Storica

Il Diario fiumano di Marinetti”, pubblicato dall’Associazione Italia Storica, ci introduce nelle inebrianti atmosfere della “Città di Vita” raccontata attraverso le note originali dello stesso fondatore del futurismo. I taccuini di Marinetti commentano in maniera sintetica ma completa, il periodo che va dal 13 al 30 settembre 1919 e tra il 2 ottobre 1919 ed il 3-5 settembre 1920. La grande epopea fiumana ci viene raccontata dal punto di vista marinettiano in ogni suo piccolo particolare, ed allora ecco che gli scontri ideologici intorno alla Carta del Carnaro, lo strano rapporto tra futurismo e fiumanesimo e le conflittualità interne allo stesso Governo di Fiume vengono rivelate al lettore attraverso la chiave di lettura fornita delle istanze futuriste. Una chiave di lettura impreziosita dal saggio inedito di Guido Andrea Pautasso, “Il sogno incandescente di Marinetti e dei futuristi a Fiume”, nel testo l’autore punta i riflettori sulle linee guida contenute nel manifesto ideologico (troppo spesso dimenticato) Al di là del comunismo, pubblicato da Marinetti nell’agosto del 1920 e considerato tra le sue opere più importanti in ambito teorico-politico. Proprio in questo libello, scritto dopo l’esperienza fiumana, si dischiude l’originale terza via futurista, nel manifesto si elabora infatti il percorso ideologico del Futurismo in chiave nazional-rivoluzionaria e antipolitica, rivendicando gli ideali della libertà anarchica-individualista contro l’egualitarismo comunista e contro il parlamentarismo democratico.

La copertina del libro tradotto e pubblicato da Aspis edizioni

Proseguendo in quest’ambito e addentrandoci maggiormente nei rapporti tra le due figure guida del futurismo e del dannunzianesimo, appare davvero fondamentale la lettura del recentissimo “D’Annunzio intimo” pubblicato da Aspis Edizioni. Il volume, tradotto da Camilla Scarpa dalla versione francese “Les dieux s’en vont, d’Annunzio reste” (Gli dei passano D’Annunzio resta) ricostruisce, passo dopo passo, il legame di amore ed odio che ha visto come protagonisti D’Annunzio e Marinetti. All’interno del libro troviamo un inedito Marinetti prefuturista che ci offre una critica della società e del costume dell’epoca, particolarmente suggestive le descrizioni dell’Abruzzo e dei luoghi dannunziani che vengono raccontati con dovizia di particolari aiutando così il lettore a comprendere al meglio la personalità del Vate ed arrivando ad investigare persino la sua terra natìa. Inoltre, grazie alla presenza di una ricca ed interessantissima antologia di scritti, manifesti e lettere, il libro riesce a scavare a fondo ed a fornire un quadro completo e dettagliato sulla relazione tra l’avanguardia futurista e l’eroismo dannunziano, un rapporto molto più intenso e meno conflittuale di ciò che si possa pensare. In tal senso, nel saggio introduttivo all’opera, Pautasso scrive: “A Marinetti non andava stretto il Vate in quanto rivale intellettuale: di lui detestava l’amore per le forme classiche, così come la sensualità che permeava i suoi poemi, e lo stile decadente…” Ma: “dal punto di vista politico, D’Annunzio e Marinetti si trovarono schierati fianco a fianco a favore dell’interventismo e il Vate, seppur con una serie di distinguo, sostenne di essere diventato futurista pure lui: -Se si tratta di volere un’Italia potente, prepotente sono futurista anch’io-”   

di Guido Santulli

Redazione

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