La prepotenza slovena si fa beffa dell’Ue, ma Di Maio ringrazia

L’Unione Europea continua ad assomigliare ad un insulso ed eterogeneo leviatano molto distante dalla concezione di Europa dei popoli che la destra sociale ha posto in cima al proprio programma ideale e culturale da diversi decenni.

Al di là delle questioni economiche sulle quali arrivano i puntuali diktat di chi ci vorrebbe assoggettati tramite la sottoscrizione di patti con clausole neanche tanto velate in grado di esautorare del tutto lo Stato nazionale, il lento ma inesorabile ritorno alla normalità pre-Covid 19 ha riportato alla ribalta la questione dei confini.

Un’Unione che vada oltre quella economico-commerciale dovrebbe difendere il proprio suolo in maniera univoca o quantomeno coordinata. Fermo restando l’assenza di un progetto di costituzione di un esercito comune europeo in grado di portarci fuori dalla Nato, sempre più inutile se non per i progetti imperialistici a stelle e strisce, sarebbe il caso che almeno su questioni che da troppo tempo definiamo emergenziali come quella dell’immigrazione clandestina i governi dei Paesi membri cooperino per trovare una soluzione. Ancora una volta questo non è avvenuto. La confinante Slovenia, già artefice di provocazioni nei confronti dell’Italia come quando negli scorsi anni emise un milione di monete da 2 euro con l’effige del partigiano titino Franc Rozman-Stane, già membro dell’XI corpus, il reparto dell’esercito comunista jugoslavo che tra il 1943 ed il 1945 eseguì la pulizia etnica anti-italiana sul confine orientale, in barba alla tragedia che l’eccidio delle foibe ha rappresentato per il popolo italiano, dopo aver chiuso i confini con la nostra nazione per via della propagazione del coronavirus ha permesso e continua a permettere l’attraversamento degli stessi da parte di centinaia di clandestini.

In quest’ottica negli scorsi giorni una delegazione del Veneto Fronte Skinheads ha svolto una manifestazione di protesta sul confine orientale srotolando lo striscione dall’emblematico testo “Europa: tra fratelli i confini, ma porte aperte ai clandestini” a sottolineare il silenzio delle istituzioni tricolori.

Anzi solo ieri il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, nel corso di una conferenza stampa congiunta a Lubiana, ha ringraziato il proprio omologo Anze Logar per la decisione di riaprire i confini con la nostra nazione a partire dal prossimo 15 giugno.

Molti mali che danneggiano il Belpaese provengono dall’esterno ma sarebbe anche il caso che l’Italia una volta per tutte facesse sentire la sua voce sia in sede Ue che nei rapporti bilaterali con i confinanti. Dopo essere stati lasciati soli e alla mercé dei trafficanti di uomini sulla rotta proveniente dal Mediterraneo, un incremento anche di quella balcanica non potrebbe che aumentare in maniera esponenziale i problemi di sicurezza e legalità oltre a quelli di natura sanitaria ed economica.

Luca Lezzi

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