2 giugno il centrodestra ritrova la piazza ma non una strategia

Il ritorno in piazza del “fu centrodestra” ha testimoniato, ancora una volta, come la capacità di mobilitazione un tempo cara alla sinistra sia, ormai, appannaggio dei movimenti sovranisti nel Belpaese.

Salvini, Meloni e Tajani (a far le veci di Berlusconi) hanno riempito i luoghi pubblici da nord a sud a cominciare dalla manifestazione unitaria svoltasi a Roma.

E’ proprio partendo dalla presenza del facente funzioni di Forza Italia che, però, occorrerebbe ancora una volta porsi dei quesiti elementari a cui i leader nostrani sembrano sordi: ha senso parlare di centrodestra? Quel che è rimasto di Forza Italia è davvero più assimilabile all’asse Lega-Fratelli d’Italia che al centrismo post-piddino di Renzi e Calenda?

Francamente non ci sembra proprio.

Basterebbe recuperare le deliranti dichiarazioni di Silvio Berlusconi e del suo uomo che, si guardi il caso, siede all’Europarlamento a sostegno del Meccanismo europeo di stabilità e dell’adesione dell’Italia a quest’ultimo per avere la prova del nove.

Se è vero che la crescita esponenziale di Lega (data nonostante i cali di questi mesi sempre in testa alle preferenze fra i singoli partiti e sopra il 25% dei consensi) e FdI (la cui doppia cifra sembra non essere più in discussione) comporta un dibattito interno ad esempio tra le posizioni anti-euro di Bagnai e Borghi e l’affiliazione occidentalista pro-Usa di Giorgetti nella formazione guidata da Matteo Salvini e la distinta visione dell’economia e della società tra i liberali Crosetto e Fitto e la destra sociale nell’ex partito della Fiamma, in FI con Mara Carfagna ai saluti e Toti già spostatosi con la sua formazione politica (Cambiamo) verso l’asse di destra non sembrano esserci più molti punti di contatto.

Anche il solito ritornello della necessità dell’appoggio centrista per salvaguardare le affermazioni elettorali alle elezioni amministrative si rivela più che controproducente alla luce di quanto avviene ogni qualvolta si concede ai forzisti di esprimere la candidatura a sindaco o governatore da parte dell’intera coalizione. A dimostrarlo il recente riposizionamento a sinistra di Clemente Mastella che da sindaco di Benevento si è già detto pronto a sostenere la ricandidatura del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, sempre più uomo forte in un Pd privo di figure carismatiche.

La piazza c’è ma ha bisogno di prospettive e programmi certi per sostenere la lunga marcia nel deserto che il governo giallo-rosso le farà vivere fino al termine di una legislatura che nessuna delle componenti dell’attuale esecutivo vuol veder terminare in anticipo per l’immane paura di doversi confrontare con il ritorno alle urne.

Luca Lezzi

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