La denuncia degli Avvocati: “La Giustizia è sospesa”

Sulla cosiddetta Fase 2 si possono fare una infinita serie di considerazioni. Che in molti casi, purtroppo, rivelano una preoccupante incapacità di individuare e gestire correttamente le priorità del Paese da parte di un governo che, al netto delle ovvie difficoltà di chi per primo affronta una circostanza complessa come quella attuale, non si sta dimostrando per niente all’altezza.

Preoccupa, in particolare, l’amministrazione della Giustizia. Che è stata oggetto di una significativa protesta da parte degli avvocati di tutta Italia, che nella tarda mattinata del 29 maggio, hanno dato vita ad un flash mob di fronte ai tribunali di moltissime città (tra esse Roma, Milano, Genova, Bologna, Taranto, Bari, Latina, Salerno, Tivoli, Trani, Cassino, Agrigento, Nola, Napoli, Santa Maria Capua Vetere, Velletri, Perugia, Catania, Sassari, Varese, Catanzaro, Cagliari, Tempio Pausania e Grosseto), presso cui hanno simbolicamente deposto i loro codici. Tutti ovviamente con mascherina e a distanza di sicurezza.

Il titolo della manifestazione è stato “La Giustizia è sospesa” e le motivazioni le spiegano nella pagina Facebook creata per l’occasione gli stessi promotori che hanno deciso, coordinandosi spontaneamente in un omonimo comitato indipendente (più di 1600, ad oggi, gli aderenti al gruppo social), di “protestare contro l’inerzia della Giustizia in questo momento di emergenza. La paralisi degli uffici e l’inadeguatezza delle risposte alle problematiche mosse da tutti gli avvocati – scrivono – hanno lasciato e lasceranno tutti i cittadini privi di adeguate risposte”.Secondo loro dunque i protocolli organizzativi frammentati, l’assenza di dialogo con i soggetti coinvolti e soprattutto la mancanza di chiarezza e di un adeguato progetto di ripartenza comune a tutta Italia riscontrati in questa fase, sono elementi che hanno determinato una paralisi completa del settore, che “avrà delle ricadute enormi per l’intero comparto giustizia e per la tutela dei diritti”.

Estremamente significativo, quanto alle ragioni della manifestazione, un post degli organizzatori che, in data 19 maggio, scrivono tra l’altro: “Siamo gli Avvocati. Quella linea sottile tra la Giustizia e le persone. Quelli che fanno proprio il senso di ingiustizia del cliente e per lui si battono, nel tentativo di far valere diritti violati. Quelli che lavorano sempre. Studiano, interpretano, cercano risposte alle domande, che ci vengono fatte anche in tempo di emergenza. Quelli che ancora credono, codici in mano, ai principi fondamentali della difesa. Quelli che si sono adeguati ai sacrifici imposti a tutti in nome della salute e della sicurezza, senza lamentarsi ma sperando sempre di non arrivare alla paralisi del sistema, confidando in una ripresa celere. Quelli che oggi si trovano increduli davanti a una realtà ben diversa. La Giustizia è sospesa! Il sistema, che avrebbe potuto pianificare la riapertura in modo efficiente e funzionale, è rimasto sostanzialmente in attesa. Un’attesa che non ha un termine né un confine. E tutto questo accade perché nessuno ci ha consultato, nessuno ci ha ascoltato. E allora tocca a noi far sentire la nostra voce”.

La protesta degli avvocati comunque non si è limitata ad un gesto assai significativo ma simbolico. Hanno infatti scritto una lettera al Presidente del Consiglio, al Ministro di Grazia e Giustizia e ai vertici delle istituzioni giudiziarie, in cui formulano considerazioni ma anche e soprattutto proposte.Vogliamo essere sentiti e contribuire all’adozione di interventi concreti che consentano alla giustizia di ripartire. Vogliamo partecipare ai processi decisionali che modificano ed incidono sull’attività giudiziaria. Vogliamo contribuire alla programmazione di un sistema di gestione” che consenta di evitare interruzioni deleterie per tutti. E fanno una serie di proposte tra cui uniformazione nazionale dei protocolli giudiziari, programmazione di gestione che consenta lo svolgimento delle cause e il completamento delle attività amministrative connesse. Una programmazione che dovrebbe comprendere anche l’avvio immediato dell’attività delle cancellerie (con varie modalità) per lo smaltimento dell’arretrato; e ancora svolgimento di udienze in presenza o su appuntamento con accesso contingentato alle aule, oppure da remoto e trattazione scritta (ove non è necessaria la presenza delle parti). E ancora recupero del tempo della sospensione straordinaria se necessario con estensione pomeridiana degli orari di udienza.

Tornando alla manifestazione del 29 maggio, è risultata particolarmente numerosa la delegazione che, sfidando il maltempo che imperversava sulla Capitale, si è riunita presso la sede della Cassazione. Che è “il Tribunale per antonomasia” sottolinea l’avvocato Fiammetta Gualtieri, presente al flash mob. Che aggiunge: “vediamo le cause rinviate addirittura al 2021, mentre le attività commerciali sono aperte…”. E a proposito del flash mob precisa che si è trattato di una iniziativa “trasversale, non associata ad alcun movimento politico e laica. Come dovrebbe essere la giustizia”. Le fa eco la collega Giorgia Clementi, che sottolinea come “Si conoscano tempi e modi di ripartenza di imprese, negozi e addirittura del campionato di calcio ma non della giustizia. I processi vengono rinviati senza criteri chiari, l’accesso alle cancellerie è impossibile, ci sono protocolli diversi a seconda del tribunale e addirittura a seconda della sezione di uno stesso tribunale. Assurdo… Il ruolo dell’avvocato è calpestato e messo all’angolo. Cantare l’inno di Mameli ha significato tanto: l’abbiamo fatto per dire che siamo una parte fondamentale di questa Nazione, che serviamo da sempre. Chiediamo che la Giustizia smetta di essere sospesa”. Anche perché, come giustamente sottolineato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma guidato da Antonino Galletti (che nei giorni scorsi ha denunciato la intricatissima rete di provvedimenti confusi e di difficile attuazione per il comparto giustizia e sostenuto anche una analoga protesta dei penalisti romani che hanno simbolicamente riconsegnato le loro toghe a Piazzale Clodio), “la sospensione delle attività di giustizia blocca e sospende anche i diritti dei cittadini”.

di Cristina Di Giorgi

Redazione

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