Venti di tensione su Trieste e l’Istria

Le giornate simboliche, soprattutto quando riportano a momenti particolari della nostra Storia, contribuiscono a far conoscere e a ricordare a tutti qualcosa di particolarmente importante non solo per chi ne ha vissuto (e continua a viverne) le conseguenze, ma anche per tutti coloro che sono convinti della necessità di difendere e tramandare l’Italianità.

Tra queste celebrazioni va annoverata sicuramente la giornata recentemente istituita per ricordare la liberazione di Trieste dall’occupazione jugoslava, di cui quest’anno ricorre il settantacinquesimo anniversario. Fortemente voluta dal vice-sindaco di centrodestra Paolo Polidori, l’istituzione della commemorazione è stata portata all’attenzione della Giunta cittadina lo scorso 22 maggio. La data scelta è quella del 12 giugno perché appunto quel giorno del 1945 le truppe al seguito del maresciallo Tito lasciarono la città.

Ho voluto fortemente l’istituzione, anche se la delibera sarà firmata direttamente dal Sindaco” del capoluogo giuliano Roberto Dipiazza. Lo dichiara, secondo quanto riportato dal quotidiano locale Trieste Cafè, Paolo Polidori. Che aggiunge: “Ogni anno alcune persone ricordavano questa importante data al cippo di San Giusto. Da quest’anno avrà invece luogo una solenne cerimonia istituzionale”. Dunque una giornata ufficiale in ricordo di una data storica: quella in cui l’esercito jugoslavo lascia Trieste e la consegna all’amministrazione militare alleata. Il 12 giugno 1945 appunto. Che è “il primo giorno in cui Trieste ha iniziato a vivere come una città libera, anche se sono seguiti nove anni di dominio anglo-americano” dice ancora Polidori all’emittente Capodistria.

Nell’articolo di commento a tale notizia, la stessa emittente anticipa che molto probabilmente la proposta di Polidori farà nascere nuove polemiche, che seguiranno quelle già in essere a proposito della restituzione, in programma il 13 luglio, del Narodni dom di via Filzi (ex Hotel Balcan e attuale sede della Sezione di Studi di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Trieste) alla comunità slovena, contro la quale si sono schierati duramente gli esponenti di Fratelli d’Italia, che nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 18 maggio, hanno spiegato i motivi della loro contrarietà.

In un dettagliato articolo di Triesteallnews si legge in proposito che alla base dell’azione di opposizione all’iniziativa ci sono una “inopportunità storico-sociale e una economica legata alla crisi attuale”. Quanto al primo aspetto, il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Friuli Venezia Giulia Claudio Giacomelli e i suoi colleghi di partito hanno sottolineato che la restituzione dovrebbe avvenire sulla base di “un supposto danno prebellico di 100 anni fa, peraltro già risarcito alla fine degli anni Cinquanta come previsto dal trattato di Londra”. A proposito del secondo elemento, Giacomelli ricorda che, nella situazione attuale di crisi economica dovuta all’emergenza Coronavirus, l’operazione di restituzione risulta quantomeno inopportuna, perché “coinvolgerebbe un valore complessivo di 30 milioni di euro”. E non è tra l’altro finita qui, perché le associazioni private alle quali andrebbe il Narodni dom “non hanno chiesto l’intestazione della proprietà ma soltanto il comodato, in modo che gli oneri di gestione e manutenzione straordinaria, molto rilevanti, rimangano in capo all’Italia. Se l’operazione andrà avanti, coinvolgeremo la Corte dei Conti”.

Tensioni dunque. Che nonostante le dichiarazioni conclusive degli esponenti di Fratelli d’Italia sulla necessità di pacificazione tra le comunità italiana e slovena (“Chi ha iniziato a parlarne è stato il Movimento Sociale negli anni Cinquanta. Fratelli d’Italia è favorevole a chiudere i conti con la storia” ha dichiarato Giacomelli) rischiano comunque di tradursi, per usare un eufemismo, in conseguenze spiacevoli.

A riprova di quanto appena sottolineato, la notizia che il Collegio dei Nobili di Capodistria (sede della scuola elementare italiana e del Ginnasio Carli) è stata nei giorni scorsi oggetto di un atto vandalico. Ne riferisce Trieste Prima in un articolo del 22 maggio, in cui si legge che “sul muro dell’edificio è apparsa una scritta offensiva di carattere politico”, che è stata rimossa dopo la denuncia contro ignoti presentata alle autorità locali.

di Cristina Di Giorgi

Redazione

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