Sabbia d’intorno, roccia nel cuore: memorie di un parà ad El Alamein

Santo Pelliccia. Un nome che molti conoscono e ricordano con immensa ammirazione perché rappresenta l’orgoglio, pure umile ma consapevole, di far aver scritto come parà della Folgore pagine gloriose di storia italiana, in particolare quelle della battaglia di El Alamein.

Scomparso il 31 agosto del 2019 alla ragguardevole età di 95 anni, Santo fino a quando gli è stato possibile non ha mai mancato di presenziare a cerimonie e raduni dei paracadutisti, sempre indossando una accurata riproduzione della divisa da lui vestita nel 1942: se l’era fatta appositamente realizzare dalla sorella, perché riteneva utile attirare l’attenzione in modo da raccontare a quanta più gente possibile l’epopea dei Ragazzi della Folgore.

Una testimonianza, la sua, lucida, sempre arguta e storicamente fondamentale, perché la Storia – quella con la S maiuscola – la scrivono gli Uomini che vi prendono parte nel nome di ideali e valori. Spesso sacrificandosi. Sempre credendo e facendo il proprio dovere.

Per proporre a quanta più gente possibile una parabola di rilievo esemplare come appunto quella di Pelliccia, Francesco Fagnani (attento ricercatore e divulgatore storico oltre che vicepresidente dell’Associazione De Historia) ha recentemente dato alle stampe un libro di notevole pregio.

Si intitola “El Alamein. Sabbia d’intorno, roccia nel cuore” (Edizioni Menabo, 2019) e nelle sue pagine, che si leggono tutte d’un fiato, è mirabilmente ricostruita la lunga vita di un Uomo che, attraverso lunghissime conversazioni con l’autore (che lo stesso ha poi integrato e completato con documenti d’archivio, note e fotografie), mette a disposizione dei lettori la sua esperienza.

E lo fa con la semplicità che gli è sempre stata propria. Una semplicità che consente a chi si accosta alle pagine di Fagnani di rivivere una delle più celebri battaglie della Seconda Guerra Mondiale, in cui peraltro gli Italiani (della Folgore e non solo) seppero dare, nonostante le difficoltà, enorme prova di sé. Parliamo ovviamente di quel che è accaduto ad El Alamein.

Arricchito dalla prefazione del Generale Rodolfo Sganga (che è stato Comandante della Folgore) e da significative ed interessanti appendici, il volume di Fagnani ci fa vedere dal di dentro i giorni dell’addestramento da paracadutisti di Pelliccia e dei suoi commilitoni, il loro incontro drammatico con la guerra e la morte, la loro caparbia volontà di reagire e non arrendersi, la loro perseveranza e coerenza. Valori questi che Pelliccia tra l’altro ha dimostrato di possedere in alto grado anche facendosi valere, dopo la guerra, come poliziotto.

Che Santo Pelliccia sia stato un Uomo di enorme calibro lo provano, tra l’altro, l’enorme affetto ed ammirazione dai quali fino alla fine della sua vita è stato circondato. E tutto questo emerge indiscutibilmente dalle pagine di Fagnani che, redatte senza alcuna velleità puramente agiografica, rappresentano una fondamentale ed entusiastica testimonianza di ideali che, in particolare in tempi come quelli attuali, meritano senza dubbio di essere diffusi e radicati nel sentire comune: amore per l’Italia, coraggio, perseveranza e coerenza. Ideali che Pelliccia ha saputo incarnare mirabilmente, come tra l’altro testimoniato da una sua frase che campeggia all’inizio del volume:  “Ero quello che sono e sono sempre rimasto quello che ero”.

di Cristina Di Giorgi

Redazione

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