Economia e lavoro, le determinanti delle presidenziali Usa

Il voto per le presidenziali negli Stati Uniti fissato per il 3 novembre vedrà nei dati economici e in quelli inerenti il tasso di disoccupazione i due fattori determinanti sui quali gli sfidanti Donald Trump e Joe Biden saranno chiamati a proporre misure concrete, dettagliate e da attuarsi nel minor tempo possibile.

Proprio sull’economia e sui dati relativi all’occupazione il magnate newyorkese aveva ottenuto i maggiori successi del suo primo mandato alla Casa Bianca fino all’inizio del 2020. L’arrivo dell’epidemia di Covid-19 ha ribaltato completamente questa visione spingendo il presidente in carica ad esternazioni shock come quella secondo la quale “è necessario riaprire al più presto il Paese, anche a costo di più morti”.

La disoccupazione è balzata dal 4,4 al 16% in un solo mese con oltre 20 milioni di posti di lavoro persi nel settore privato. Cifre che hanno spinto Trump a gettare le basi per un programma economico di chiaro stampo keynesiano.

Dall’altro lato della barricata il candidato democratico sembra volersi giovare, per il momento, della difficile situazione vissuta dalla nazione nordamericana basandosi sui sondaggi che lo vedono notevolmente in testa con un distacco tra il 6 e l’11%. I problemi dell’ex vicepresidente dell’era obamiana vengono dalle accuse di molestie avanzate nelle ultime settimane da una sua ex collaboratrice nei primi anni Novanta. Accuse che potrebbero alienargli le simpatie dell’ala sinistra del partito dell’asinello nonostante l’endorsement ricevuto dall’ex sfidante, nel corso delle primarie, Bernie Sanders.

 In quest’ottica si inserisce l’apertura ad una donna, forse appartenente anche ad una delle minoranze etniche, per il ruolo di vice alla massima carica istituzionale e la promessa di nominare una donna afroamericana alla Corte Suprema in caso di vittoria elettorale.

L’appoggio, scontato, di Barack Obama al settantasettenne nativo della Pennsylvania ha, invece, avuto l’effetto di generare il nuovo nomignolo con cui Trump sembra voler affrontare l’intera campagna social. E’ così che “Slowly Joe” (Il “Pigro Joe”) è divenuto #Obiden dalla combinazione dei cognomi dell’ex presidente democratico e dell’attuale candidato.

Seppur non sia da escludere un acuirsi dei focolai disseminati dalla politica imperialista in giro per il globo, dall’Iran al Venezuela passando per i rapporti con la Cina di Xi Jinping accusata pubblicamente per il propagarsi del coronavirus, sembra proprio che questa volta i cittadini statunitensi daranno la priorità alla politica interna per decretare il nuovo inquilino che alloggerà per i prossimi quattro anni a Washington.

Luca Lezzi

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