Sergio Ramelli e la memoria “multata”

Il 29 aprile è una data che, a Milano e non solo, significa Sacrificio e Ricordo (parole scritte volutamente in maiuscolo a significarne l’estrema importanza in termini di valori e memoria). Una data in cui una Comunità ideale di storia e destino si stringe attorno ai nomi di Carlo Borsani, Enrico Pedenovi e Sergio Ramelli.

Quest’ultimo, diciottenne iscritto al Fronte della Gioventù aggredito il 13 marzo 1975 a colpi di chiave inglese e scomparso dopo 47 giorni di agonia appunto il 29 aprile, rappresenta un simbolo di innocenza. Un martire. Un ragazzo le cui uniche colpe erano la sua militanza a destra e l’aver scritto un tema contro le Brigate Rosse, poi usato contro di lui.

Per raccontarlo sono stati realizzati docu-film e sono scritti libri, fumetti e canzoni. A Sergio poi, oltre a numerosissime intitolazioni di strade e giardini in tutta Italia, è stato dedicato anche uno spettacolo teatrale. E si è parlato di lui in radio, durante una puntata della trasmissione “Il falco e il gabbiano”, condotta da Enrico Ruggieri.

C’è inoltre, di fronte a via Palladini (dove abitava con la sua famiglia e dove, quel maledetto giorno di primavera, ha incontrato l’odio del commando di Avanguardia Operaia che lo ha barbaramente assassinato), una scritta murale che recita semplicemente “Ciao Sergio”.

Una scritta che spesso mani ignote e vigliacche hanno tentato di cancellare. Senza mai riuscirci. Presso quell’angolo di strada, ogni anno, migliaia di persone da tutta Italia si riuniscono per condividere, oltre l’appartenenza a singole formazioni politiche, il ricordo di quel giovane dai capelli lunghi e, da quando lo ha raggiunto, anche di sua mamma Anita, prima sempre presente tra quei ragazzi che le ricordavano tanto il suo Sergio.

Anche in questo particolare periodo di clausura il ricordo non è mancato. La commemorazione del quarantacinquesimo anno dalla morte di Sergio Ramelli, il 29 aprile 2020, è stata ovviamente sui generis, perché nel rispetto delle norme anti-covid 19 a deporre la tradizionale corona di fiori davanti al murales sono andati, a nome di tutti coloro che avrebbero voluto essere presenti ma responsabilmente non si sono mossi dalle loro case, solo quattro ragazzi (tre delegati delle comunità militanti milanesi e un fotografo, che aveva appunto il compito di immortalare la cerimonia per rendere partecipi, pubblicando gli scatti sui social, coloro che pur volendo non avevano potuto essere presenti). Tutti avevano la mascherina e sono rimasti rigorosamente a distanza di sicurezza. Non è bastato: sono stati identificati e sanzionati.

Nonostante abbiano rispettato in pieno le indicazioni per il contenimento dell’epidemia da coronavirus – si legge tra l’altro in una nota congiunta delle organizzazioni coinvolte – sono stati multati. Il giusto rispetto per le tante vittime del virus” però “non può far passare sotto silenzio” il fatto “che, ancora una volta, in Italia esistono morti di serie A, per i quali è lecito svolgere cortei in spregio a qualsiasi normativa e morti di serie B, per i quali non è consentita nemmeno la posa di una corona”. Ricordare i propri morti “non può e non deve essere oggetto di alcuna sanzione. Per questo – concludono i responsabili delle tre comunità coinvolte – annunciamo sin da ora che presenteremo un ricorso comune e che andremo fino in fondo per tutelare anche giuridicamente il diritto a ricordare Sergio”.

Un diritto negato che, vale la pena sottolinearlo, è stato invece concesso senza problemi e, pare, senza multe a coloro che, appena qualche giorno prima, hanno voluto riunirsi per celebrare la cosiddetta Liberazione deponendo fiori – così recita il comunicato dell’Associazione partigiani – “presso monumenti o altri luoghi significativi della resistenza locale”. Discriminazione politica? Sembra proprio di sì.

Il ricordo di Sergio comunque non si è fermato. Moltissime, infatti, le commemorazioni sui social. Tra esse, sulla pagina Facebook intitolata al giovane Ramelli, un video ed un concerto, seguiti a distanza da oltre 1500 persone. Molte delle quali, c’è da scommetterci, parteciperanno alla raccolta fondi lanciata in queste ore per coprire le spese delle sanzioni elevate ai quattro presenti alla commemorazione (i riferimenti e le indicazioni sono rintracciabili sulla pagina Facebook “Sergio Ramelli”). “L’eventuale somma eccedente – precisano gli organizzatori – andrà a sostegno delle attività in ricordo di Sergio”. Un ricordo che, con buona pace di chi tenta di ostacolarlo, niente e nessuno riuscirà mai a fermare.

di Cristina Di Giorgi

Redazione

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