Italiani umilmente e silenziosamente grandi

L’Italia è un Paese incredibile. Pieno di problemi certo. Ma capace, quando la situazione sembra disperata, di reagire con una forza ed un’energia che coinvolgono, commuovono e rendono decisamente ed indiscutibilmente orgogliosi.

Ne abbiamo avuto dimostrazione nei casi in cui, purtroppo, ci siamo trovati ad affrontare tragedie come terremoti e inondazioni. E come la maledetta pandemia che in questi giorni ci sta martoriando. In queste circostanze, dopo comprensibili momenti di smarrimento, la maggior parte del nostro popolo, testa bassa e pancia a terra, si è rimboccato le maniche per fare la sua parte.

Servirebbero fiumi di inchiostro per raccontare i tantissimi episodi di umile e silenziosa grandezza che stanno costellando questi difficili momenti. Non è questa la sede per farlo, ma qualche citazione, a titolo non esaustivo, vogliamo comunque farla.

Ricordiamo dunque i giocatori di rugby della squadra di Viadana (cittadina del mantovano), che hanno deciso di prestare la loro opera nella locale Croce Verde. E la startup bresciana che ha trasformato le maschere da sub in respiratori. E gli Alpini, che in Veneto hanno collaborato alla ristrutturazione di cinque ospedali in disuso e all’allestimento, a tempo di record, di un presidio sanitario a Bergamo, realizzato con il supporto di operai e volontari locali.

E, ancora, le tante aziende (dai grandi nomi del Made in Italy alle medie e piccole imprese) che si sono riconvertite per produrre materiali sanitari. Ovvero respiratori, igienizzanti e dispositivi di protezione individuali, tra cui le famigerate mascherine.

Mascherine che – ed è un ottimo esempio che merita di essere riferito – stanno realizzando tra gli altri le detenute della casa circondariale romana di Rebibbia appartenenti al laboratorio sartoriale “Ricuciamo”, marchio “Nero Luce”. Come spiegato dalle partecipanti, anche loro hanno deciso di fare la loro parte convertendo “le nostre produzioni di abiti ed accessori per attivare una produzione di mascherine antivirus da donare a chi opera dentro il carcere e anche a chi ne avrà bisogno all’esterno. Ne faremo una quantità sufficiente a coprire il fabbisogno della casa circondariale di Rebibbia e poi continueremo” per coloro che ne hanno necessità.

Un pensiero, alla fine di questa breve ma a nostro avviso significativa carrellata, lo riserviamo a tutti coloro che nonostante tutto stanno continuando a lavorare ed in particolare a quelli che sono impegnati in prima linea a combattere quella che qualcuno chiama guerra (e lo è davvero…).

Tra loro, sicuramente, ci sono i farmacisti. Che “in questi giorni stanno a contatto con tanta gente. Con precauzione, ma senza fare nemmeno un passo indietro. La farmacia è un servizio importantissimo per i cittadini e un pilastro del nostro Paese” scrive sulla sua pagina Facebook Bianca. Che, come precisa orgogliosamente, viene da una famiglia di farmacisti. Una famiglia che fa “questo lavoro da sempre, con passione e dedizione, a contatto con le persone, mettendo la loro professionalità al servizio del cittadino”. Anche e soprattutto oggi.

Io, che ho visto da sempre mia madre alzarsi la mattina e tornare la sera stanca ma felice per il lavoro che fa – conclude – non posso che ringraziare lei e tutti gli altri, perché senza di loro le nostre città e i nostri paesi non sarebbero gli stessi”. Un grazie al quale, sinceramente, ci uniamo tutti.

di Cristina Di Giorgi

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto