In lode dei nostri Vecchi

Le immagini parlano. E, spesso e volentieri, dicono assai più delle parole. In un periodo come quello attuale, in cui tutti, chiusi in casa, siamo assetati di notizie – meglio se belle e foriere di speranza – un sorriso ed una lacrima di commossa ammirazione ce li strappano due fotografie.

La prima è quella della signora Fulvia, una vecchietta ottantaquattrenne di Brescia. La vediamo china su una macchina da cucire antica, di quelle usate dalle nostre nonne. “Nella vita ha fatto la sarta ed ora sta cucendo mascherine a tutto spiano perché vuole rendersi utile alla comunità” scrive su Facebook Elia, che aggiunge: “dedico questa foto a chi i veci li ignora e li cataloga come sacrificabili. Grazie cara Fulvia”.

La seconda immagine, che arriva dalla Sardegna, ritrae un anziano con la mascherina in viso in groppa ad un mulo. Si chiama Marco e ha 81 anni. E tutte le mattine, con in tasca l’autocertificazione, va a fare il lavoro che ha sempre fatto: il pastore.

Sono sempre stato sano come un pesce – racconta lui stesso come riferito da Brescia Today – ma questa volta bisogna stare attenti. In campagna non incontro quasi mai nessuno, ma capita a volte di vedere un paesano e di fermarmi a parlare. E così da molti giorni mi metto la mascherina. Seguo ogni giorno i telegiornali e so che questo è un virus pericoloso soprattutto per noi anziani”.

Fulvia e Marco dunque. Due grandissimi Esempi di senso civico, oltre che di attaccamento alla vita e a tutto ciò che essa rappresenta in termini di amore e rispetto.

Due storie, le loro, che dimostrano con forza dirompente quanto preziosi siano i nostri Vecchi. E quanto abbiamo tutti ancora da imparare da loro, che sono e saranno sempre le radici senza le quali l’albero pur giovane delle nuove generazioni non avrà mai la linfa vitale necessaria per sopravvivere. Anche e forse soprattutto in tempi e situazioni difficili come quelle che stiamo attraversando.

Dovremmo essere noi, come fece Enea in fuga con il padre Anchise, a caricarceli sulle spalle e a proteggerli da questo male bastardo e infido. E invece, ancora una volta, sono loro ad insegnarci, con semplicità, quello che conta veramente.

di Cristina Di Giorgi

Redazione

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