Don Davide Albertario, un sacerdote dalla parte degli insorti

Fra gli inizi di gennaio e il luglio del 1898 l’Italia venne attraversata da tensioni sociali e moti insurrezionali tra i più violenti dall’unificazione, e che per la verità perduravano fin dagli ultimi mesi dell’anno precedente.

Le cause, molteplici: la repressione dei primi tentativi di moto popolare nel profondo sud della Penisola – parliamo di quello dei Fasci Siciliani – ma in generale, per i movimenti d’ispirazione socialista e anarchica il periodo non era affatto dei migliori, avendo presentato già nel 1894 in Parlamento l’allora Primo Ministro Francesco Crispi delle proposte legislative modellate sulle Leggi Antisocialiste emanate da von Bismarck nei territori dell’Impero tedesco nel 1878. Poi il disastroso contraccolpo che le già di per sé abbastanza disastrate finanze italiane subirono in seguito alla disfatta di Adua del 1896 e l’onnipresente e serpeggiante corruzione delle alte sfere politico-economiche, che ebbe uno dei suoi apici nello scandalo della Banca Romana del 1892 –’94.

Ma soprattutto, le guerre doganali, intraprese in particolare contro Francia, Spagna e Stati Uniti (in quel periodo gli ultimi due stati menzionati erano in guerra tra loro per il controllo di Cuba ed erano di conseguenza diminuite le importazioni di grano, alimento essenziale sulla tavola della gente più umile, dagli USA, che era tra i maggiori produttori), la qual cosa portò alla conseguenza peggiore che potesse esservi per il popolo: l’aumento del prezzo del pane. Ed è proprio per questo che tali proteste passarono alla storia come “proteste dello stomaco”.

Le tensioni sociali attraversarono pressappoco tutta la penisola compresa Milano, città già definibile “industriale” nel proprio assetto economico e per questo da tenere in particolare considerazione per un tragico epilogo che lì conobbero tali proteste. L’otto maggio 1898 infatti, il Generale Fiorenzo Bava Beccaris diede ordine ai suoi uomini di fare fuoco sulla folla rivoltosa che protestava in Piazza Duomo chiedendo “pane e lavoro!”. Risultato: 80 morti e 450 feriti! E per quest’atto, ritenuto brillante ai fini del mantenimento dell’ordine costituito, il generale fu insignito da Re Umberto I di una Medaglia d’oro al Valor Militare e premiato con l’assegnazione di un seggio al Senato del Regno.

Tra gli agitatori, colpevoli secondo le autorità militari e di polizia di aver fomentato la protesta, assieme a socialisti e anarchici, repubblicani e radicali, venne arrestato un sacerdote lombardo poco più che cinquantenne: don Davide Albertario.

Don Davide Albertario

Egli aveva scritto su L’Osservatore Cattolico,foglio da lui stesso diretto, una lapidaria sentenza, che evidentemente aveva colpito nel segno chi si trovava ad avere una lunghissima coda di paglia: “Il popolo vi ha chiesto pane e voi avete risposto piombo!”.

Nato a Filighera, nella provincia pavese, il sedici febbraio 1846, era stato ordinato sacerdote a Milano nel 1869 e subito scelse di seguire pure l’altra sua vocazione oltre alla sacerdotale, ossia quella giornalistica, entrando nello stesso anno a far parte della redazione de L’Osservatore Cattolico, che successivamente diresse dal 1873 al 1901 e risultando pure tra i fondatori della rivista trimestrale La Scuola Cattolica, fondata nel 1873 e tuttora esistente come “rivista ufficiale” del Seminario Arcivescovile di Milano.

Accesissimo antirosminiano, propugnatore dunque di un Cattolicesimo assolutamente integrale, libero da qualsiasi incrostazione liberale e modernistica, fu acerrimo difensore delle prerogative, anche territoriali, della Santa Sede e per questo sempre strenuamente difeso da Papa Pio IX. E di essere difeso, l’Albertario ne ebbe spesso bisogno: intransigente anche di carattere, fu trascinato diverse volte in tribunale, ecclesiastico o civile che fosse, dai destinatari dei taglientissimi articoli del suo giornale, che di fatto compilava quasi interamente di persona, utilizzando magari alcuni pseudonimi.

Non mancò di scagliarsi addirittura contro l’arcivescovo di Cremona Monsignor Geremia Bonomelli, accusandolo di “posizioni conciliatoriste” nei confronti della monarchia sabauda.

Fu poi due volte trascinato in tribunale per “comportamento indegno”, per quanto in entrambe le occasioni venne assolto in maniera relativamente veloce: la prima nel 1881, accusato di aver sedotto una donna, la seconda, l’anno successivo, per aver rotto il digiuno ecclesiastico prima della celebrazione della Messa; non ci è dato sapere se le accuse furono fondate o semplicemente voci messe in giro dai suoi molti detrattori.

Ma senza passare da alcun tribunale, don Davide Albertario in carcere ci finì nel 1898, accusato di aver preso le parti degli insorti milanesi; anzi, di essere tra gli organizzatori della rivolta. Condannato a tre anni di detenzione, grazie ad un indulto approvato sul finire del dicembre 1898 tornò in libertà il ventiquattro maggio dell’anno successivo. Durante il periodo della sua carcerazione, L’Osservatore Cattolico fu diretto dal suo più affezionato discepolo, Filippo Meda, che presto, abbandonato l’intransigentismo giovanile, entrò a far parte ufficialmente, grazie al Patto Gentiloni, del gioco politico italiano ricoprendo anche ruoli di prestigio, come quello di Ministro delle Finanze e del Tesoro, prima come indipendente, successivamente da iscritto al Partito Popolare Italiano.

Uscito di galera, il sacerdote volle riprendere le redini del giornale, a suo avviso troppo spostatosi su posizioni democratico–cristiane (mentre il motto del suo Osservatore Cattolico era: “Col Papa e per il Papa!”), tuttavia la carcerazione lo aveva debilitato psicologicamente e nel fisico, quindi nel 1901 lasciò definitivamente la direzione.

Don Davide Albertario, il prete sociale, si spense a Cerenno, in provincia di Lecco, il ventuno settembre 1902.

di Alberto De Marchi

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:

Marco Meriggi, Leonida Tedoldi (a cura di), Storia delle istituzioni politiche. Dall’antico regime all’era globale, Carocci, Roma 2014.

Fulvio Conti, Gianni Silei, Breve storia dello Stato Sociale, Carocci, Roma 2013.

Piero Aimo, Stato e poteri locali in Italia dal 1848 a oggi, Carocci, Roma 2014.

Leonida Tedoldi, Storia dello Stato italiano dall’Unità al XX secolo, Laterza, Roma-Bari 2018.

Massimo Viglione, Il destino dell’Italia. Dalla Rivoluzione unitarista al dissolvimento odierno. Per capire e reagire, Edizioni Radio Spada, Reggio Emilia 2016.

Alfredo Canavero, Filippo Meda. L’intransigente che portò i cattolici nello Stato, Edizioni del Centro Ambrosiano, Milano 2002.

Redazione

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