La seconda miglior scelta

Era il lontano 1532 quando Niccolò Machiavelli, uno dei padri della nostra letteratura, pubblicava “Il Principe”.

Era il tempo in cui era normale e assolutamente accettato che si vivesse in uno stato di monarchia, un regime feudale in cui il potere era in mano ad un solo uomo, ed era altrettanto normale che i cittadini si sentissero sudditi prima ancora che cittadini, che i loro diritti fossero subordinati al volere di Uno e che di conseguenza venisse idealizzata la figura del dictator.

Machiavelli idealizzò la figura del Principe illuminato, un singolo uomo dotato di intelletto superiore e altrettanto superiore interesse per la società da egli presieduta.

E allora quale miglior decisore, quale miglior espressione della politica, quale miglior forma di governo se non quella del princeps: egli ha il potere legislativo ed esecutivo, l’immediatezza del provvedimento, la giustezza del provvedimento, in quanto illuminato, egli mette al primo posto l’interesse della società tutta; non è corruttibile, in quanto ha già tutto, e nessuno sarebbe mai in grado di offrirgli qualcosa in più, ma soprattutto non ha bisogno di nulla in quanto egli è un entità ideale, e in quanto ideale << Egli non esiste>>.

Sono passati ben 5 secoli da quello strano capolavoro letterario di trattazione politica e filosofica machiavelliana, ebbene la trattazione non è stata dimenticata, le dittature sono spesso nate e altrettanto spesso idealizzate come “illuminate”.

Ogni dittatore nella storia, anche la più recente e contemporanea, ha cercato di ritrarsi come Principe illuminato, agli occhi del suo popolo, agli occhi esterni di chi lo guarda da paesi e culture lontane; altre volte è stato lo stesso Popolo a tratteggiarne la figura come quel “Dux mea Lux” che ancora troviamo scolpito sul bianco marmo di alcuni monumenti romani. Poche sono state però le volte in cui questa illuminazione non fosse solo una luminescenza artificiale, prodotta da buoni e ben puntati riflettori, volti a illuminare il capo e accecare gli inermi spettatori, che in preda all’abbaglio oculare non potevano che latrare e idolatrare il loro leader.

I tentativi di rimuovere le scritte e gli edifici del Foro Italico a Roma sono stati respinti dalla maggioranza dell’opinione pubblica

Oggi siamo a un tempo superiore, oggi siamo nella modernità più sfrenata, siamo nell’epoca in cui tutto è possibile e tutto è giusto…o almeno, di questo siamo convinti.

Oggi siamo – o ci consideriamo – così superiori da parlare di democrazia, e di considerarla come frutto dell’evoluzione, come espressione del naturale corso degli eventi, come organizzazione inalienabile del potere e specialmente come gestione <<giusta>> del potere.

Esaltiamo un concetto che ci pare moderno e invece risale nientepopodimeno che alla Magna Grecia; al tempo delle poleis, la filosofia aristotelica, che trattava la politica come la massima espressione e aspirazione dell’uomo, aveva trovato nell’unione di demos e kratos la migliore forma possibile di governo e gestione del potere.

C’è chi parla di democrazia rappresentativa, chi addirittura – forse veramente rifacendosi alle poleis greche – millanta democrazie dirette, dove ogni cittadino (ammesso che sia iscritto alla piattaforma, e sperando che la piattaforma sia realmente sincera) possa esprimere il proprio volere in merito ad ogni singolo provvedimento; c’è chi parla di scientocrazia, dove <<chi sa>> fa e decide per tutti (ammesso che  i <<chi sa>> siano tutti della stessa corrente di pensiero, e che non ci siano contrapposizioni anche lì, cosa che ahimè diventa sempre più solita e diffusa anche in quelle scienze che tutti noi comuni mortali pensavamo essere scienze esatte, e forse invece in fondo così esatte non sono).

Beh forse ci si è sbagliati ancora una volta, forse non siamo così moderni come pensavamo, d’altronde chi lo dice che un secolo fa gli abitanti del mondo non si sentissero altrettanto moderni e arrivati come ci sentiamo noi oggi, e invece adesso li guardiamo alla stessa stregua degli abitanti dell’Età della Pietra, senza i nostri fantasmagorici antibiotici, le nostre macchine elettriche e la nostra amata globalizzazione.

Forse ancora una volta ci si è sbagliati, ci si è sopravvalutati come esseri umani, e sopravvalutandoci come esseri, abbiamo sopravvalutato il frutto della nostra evoluzione, la nostra democrazia.

Chi ha avuto modo nel corso della propria vita di studiare il concetto di Pareto efficienza forse ricorderà che la seconda miglior scelta spesso non sia affatto una <<buona scelta>> ma sia soltanto la seconda migliore opzione data l’impossibilità di scegliere la prima. Tale considerazione ci porta a riflettere sul fatto che forse il buon vecchio Macchiavelli non aveva tutti i torti, forse era davvero quella la scelta migliore in senso paretiano, quella più efficace e insieme più efficiente; peccato sia pura utopia, peccato non sia possibile avere un qualsiasi dittatore illuminato che possa scegliere ciò che è bene per tutti noi comuni mortali, comuni cittadini, comuni spettatori e attori paganti di questo teatro che è la nostra realtà contemporanea.

Vilfredo Pareto fu, insieme a Gaetano Mosca,  tra i teorici della corrente politica dell’elitismo

Forse la difficoltà insuperabile non risiede neanche lì, nel trovare il dittatore illuminato  che possa guidarci sulla retta via, forse in realtà si può considerare che non esiste affatto <<il bene comune>>, non esiste il bene per tutti per una ragione ancora più recondita  e ancestrale, e ci viene in mente allora il concetto di <<interessi contrapposti>>, qui purtroppo si svela l’arcano quesito, la risposta diviene evidente e lampante, non ha senso cercare qualcuno che faccia l’interesse di tutti in quanto viene meno la possibilità che ci sia un interesse condiviso da tutti; orbene non resta che mettere da parte le speranze e rassegnarci al fatto che la prima miglior scelta non esiste e non possiamo far altro che accontentarci della seppur caduca seconda miglior scelta.

E così nella seconda miglior scelta possibile, quella della democrazia che conosciamo, a un tratto ci rendiamo conto di essere vulnerabili, ci appare davanti agli occhi che la modernità in cui pensavamo di essere sicuri, intoccabili, inarrestabili, tutto sommato non è puoi così sicura e certa come pensavamo.

La nostra seconda miglior scelta, quella odierna, ci porta ad essere in una condizione di dominio e di assoggettamento e gestione delle nostre vite, da parte di soggetti, personaggi, maschere che nulla hanno a che vedere col concetto aristotelico di politici, bensì sono sempre più vicini a quello di politicanti, figure uscite dal cilindro del caso che si ritrovano a gestire la vita di milioni di persone, a decidere chi debba vivere o morire, chi debba lavorare e chi no, chi debba avere il diritto di vivere nella propria città e chi sia costretto ad emigrare, chi abbia diritto ad avere un posto letto in terapia intensiva e chi è troppo vecchio e ha una salute troppo precaria per giustificarne il ricovero.

Vengono in mente quegli ex-bibitari da stadio, quegli ex-animatori da villaggio turistico, quegli ex-professori universitari di quart’ordine che mentono perfino sul proprio curriculum, quegli ex-grande fratello, così come anche le ex-attrici porno, le ex-abortiste clandestine, gli ex-odontotecnici da “abbraccia un cinese”, per non parlare degli ex-dirigenti della Goldman Sachs, tutta gente che non sappiamo fino a che punto sia in grado di prendere decisioni importanti, nei tempi dovuti e con la dovuta accortezza, considerato che ogni loro scelta influisce sulla vita di milioni di persone.

Dopotutto sono passati secoli da quel trattato di Machiavelli, non ha funzionato e siamo ancora costretti a doverci accontentare di questa seconda miglior scelta, e forse non meritiamo altro che questo.

di Giuseppe Matranga

Redazione

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