Nuove tecnologie e profezie futuriste

Il 2020 si è aperto con il più classico dei “drone strike” messo in atto dalle forze aeree USA nei cieli di Baghdad, l’omicidio mirato ha portato alla morte del generale iraniano delle Guardie della Rivoluzione islamica, Qasem Soleimani. La risposta iraniana non si è fatta attendere ed ha visto impiegati 22 missili balistici lanciati contro le basi aeree USA di Ayn al Asad ed Erbil in territorio iracheno.

L’uso sempre più frequente di materiale bellico di nuovissima tecnologia sembra catapultarci in quel genere di futuro distopico ben rappresentato dalle pellicole degli anni ’80. Ma la realtà sembra quasi superare la fantasia quando andiamo ad esaminare più da vicino l’MQ-9 Reaper conosciuto anche come Predator B, ovvero il drone protagonista dell’assassinio di Soleimani, che oltre alla Air Force ed alla Raf è in uso anche all’Aeronautica Militare italiana.

Il Predator è un aereo a pilotaggio remoto con un’apertura alare di 20 metri ed una velocità massima di quasi 500 km/h, ecco che il pensiero corre subito a quelle raffigurazioni aeree dei primi del Novecento, a quella profezia tutta italiana espressa attraverso l’aeropittura e l’aeropoesia, il Futurismo insomma dopo più di un secolo ci viene in aiuto quasi a rassicurarci che tutto sta andando come previsto.

Il movimento di Marinetti preconizzava infatti a chiare lettere l’avvento di un’era in cui la viabilità aerea sarebbe diventata routine quotidiana e auspicava nuovi romanzi “aeropoetici”e “aeropittorici”cioè “espressione di stati d’animo aerei, azioni celesti, macchine aeree e future compenetrazioni con la stratosfera”.

Di questo avviso era anche il futurista Vincenzo Fani Ciotti, conosciuto come Volt, che nel suo romanzo “La fine del mondo”, ci parla di un “Dio vivente nel sole e nel fulmine, nel rombo delle dinamo e delle eliche e nell’ansare fragoroso delle locomotive” insomma in uno slancio aereo e allo stesso tempo metafisico, Volt afferma che: “Dio è la grande Bomba, che esplode dal centro dell’universo per l’eternità. Noi siamo i suoi frammenti, schegge di ferro lanciate a velocità pazza attraverso gli spazi infiniti”.

“La fine del mondo” il romanzo futurista di Volt in una edizione a cura di Gianfranco De Turris per Vallecchi

D’altronde la caratteristica del volo ha modellato l’uomo futurista già dalla sua nascita, è lo stesso Marinetti infatti a presentarci in Mafarka il Futurista (1909) la figura di Gazurmah figlio alato di quest’ultimo che dopo un rapido decollo si accinge a salire al sole per detronizzarlo. Il fondatore del Futurismo scriverà poi nella dedica del romanzo all’edizione italiana del 1910: “Io sono il solo che abbia osato scrivere un simile capolavoro, il quale morirà per mano mia, un giorno, quando il crescente splendore del mondo avrà agguagliato il suo e lo avrà reso superfluo”.

Siamo dunque arrivati a quel punto? La profezia di Marinetti si sta davvero realizzando? A quanto pare la risposta non può che essere affermativa, da qualche anno, infatti, nell’ambito della sperimentazione tecnologica, si stanno moltiplicando progetti inerenti ai cosiddetti “jet-pack”, dispositivi indossabili che permettono di volare grazie ad una propulsione a getto, anche in questo caso il confine tra fantasy e realtà si assottiglia sempre di più e persino un supereroe dei fumetti Marvel come Iron Man ci appare meno lontano dalla nostra capacità di pensare il presente.

Le polemiche come spesso accade quando si parla di sperimentazione tecnologica non mancano, le problematiche legate all’impatto ambientale e le questioni etiche rappresentano delle vere e proprie minacce dietro l’angolo ma, in fin dei conti, il problema della tecnologia non è la tecnologia stessa, bensì la finalità per cui la si usa. In questo senso l’immaginario collettivo mondiale lega ancora l’idea di un avanzamento tecnologico al pericolo dell’inosato e dell’inosabile, ma ad accentuare questa percezione negativa più che i dati reali ha sicuramente contribuito una narrativa passatista che predica un ormai improbabile, nonché controproducente, ritorno alle origini. In tal senso l’ambientalismo radicale che oggi trova l’appoggio pressoché incondizionato di tutti i media mainstream si pone in diretta antitesi al Futurismo, da un lato la terra-madre e l’uomo-obbediente alle sue leggi, dall’altro il cielo-padre e l’uomo-anelante la risalita.

Dissidente al pensiero unico, oggi come un secolo fa, il Futurismo s’innesta in quella corrente eretica che si oppone alle derive sentimentali ecologiste e all’utopia pacifista, accettando volentieri le nuove sfide tecnologiche. La conquista del cielo e dello spazio è in questo senso il raggiungimento di una realizzazione integrale dell’uomo, l’ascesa umana non è più simbolica, ma reale, ciò che nei primi anni del Novecento rappresentava una volitiva proiezione avanguardistica di pochi visionari è oggi materiale di studio per ingegneri, astrofisici e scienziati, ecco dunque che gli stessi eventi bellici descritti all’inizio dell’articolo possono essere inquadrati sotto una diversa angolatura, poiché, per quanto possa risultare sgradevole, è stata proprio l’industria militare ad aver offerto la migliore ricerca nell’ambito dell’innovazione tecnologica, basti pensare che il Global Positioning System (GPS) è stato inventato nei primi anni ’70 dal Dipartimento della Difesa statunitense e oggi permette il funzionamento dei comunissimi navigatori satellitari.

La stessa Internet fu messa a punto sul finire degli anni Sessanta dagli Stati Uniti che, in piena Guerra Fredda, avevano necessità di un nuovo sistema di controspionaggio e difesa. Insomma con buona “pace” dei “pacifisti”, per dirla con Marinetti se “Il patriottismo è la velocità diretta d’una nazione, la guerra è il collaudo necessario di un esercito, motore centrale di una nazione.”

Ecco perché ancorarsi ad un utopico ideale di pace universale oltre ad essere inutile è persino dannoso, poiché l’intelligenza umana non più stimolata da una necessità impellente, come nel caso di un pericoloso conflitto, si fa sempre più apatica ed indolente. Quando è sotto pressione l’essere umano riesce infatti a rinvigorire quello spirito di sopravvivenza che lo ha portato alla conquista della terra e da qui fino allo spazio. Ma per l’ennesima volta giova ricordare che senza la Guerra Fredda e la sua corsa al primato tra USA e URSS, persino l’esplorazione spaziale avrebbe mancato i suoi più grandi successi, ecco dunque palesarsi davanti all’umanità un terribile bivio, da una parte l’elemento terra dall’altro l’aria, scendere o salire.

Ed è proprio in questo comune anelito alla salita che il Futurismo abbraccia il cosmismo russo, suo grande alleato nell’intrepida corsa verticale verso le stelle, d’altronde come affermava il russo Tsiolkovski: «La terra è la culla dell’umanità, ma non si può vivere per sempre in una culla.»

L’ingegnere e scienzato russo Tsiolkovsky teorizzò molti aspetti del volo spaziale

Insomma è tempo di ritrovare quella consapevolezza che animava i grandi esploratori del ‘500 ed attingere dal medesimo spirito che spingeva gli antichi navigatori a gettare il cuore oltre l’ostacolo al fine di scoprire nuove terre e nuove vie.

Per l’uomo contemporaneo la sfida è quindi duplice, da un lato regolarizzare i processi interni alla terra, che come tutti sanno non dispone di energie inesauribili, dall’altro continuare a sviluppare nuove tecnologie che possano permetterci di esplorare più agevolmente il cosmo e lo spazio che ci circonda.

In tal senso il pericolo più grande è rappresentato proprio da quelle ideologie che nel nome della pace e dell’ambiente generano immobilismo e inneggiano ad un’umanità passiva che si riduce a vivacchiare all’ombra di sé stessa, un ambientalismo estremo e per certi versi dogmatico rischia in questo modo di “incapacitare” l’uomo per sempre, mietendo danni incalcolabili. Ecco perché l’accorato appello che Fani Ciotti (Volt) ci rivolge dal suo romanzo futurista rimane quanto mai attuale: “Dobbiamo ad ogni costo impedire, che, cullata dal miraggio di un’eterna pace, l’umanità si addormenti nel sonno eterno. Se tutti dormiranno, noi veglieremo.” 

di Guido Santulli

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto