La pandemia da Coronavirus: un tonico per lo Stato nazionale

L’epidemia di Coronavirus che imperversa in queste settimane, con particolare asprezza in Italia purtroppo, ha già avuto un impatto durissimo sulle nostre società e, inutile illudersi, altre pesanti conseguenze avrà nei prossimi mesi. Il prezzo più duro è certamente quello delle migliaia di vite perse e la consapevolezza che altre ancora se ne perderanno, ma non meno preoccupante è l’impatto che la pandemia avrà sulla tenuta economica dei Paesi europei, oltre che sulla tenuta della stessa Unione Europea. Scenario particolarmente preoccupante quello che riguarda l’Italia, alle prese con una sostanziale stagnazione seguita alla crisi del 2008.

In questo scenario non particolarmente confortante – da affrontare con la matura consapevolezza della gravità del contesto, piuttosto che con improbabili concerti improvvisati dai balconi – c’è però chi dalla crisi ha tratto nuova forza, recuperando un protagonismo ed una capacità d’azione che molti, in particolare i cantori della globalizzazione, ritenevano ormai consegnati alla storia del XX secolo. Stiamo parlando dello Stato nazionale. Ovvero dell’unica entità che realmente ha messo in campo strategie di contrasto al diffondersi della pandemia e per la sua gestione. In queste settimane di crisi, anzi, abbiamo assistito ad una vera e propria “resurrezione” dello Stato nazionale e delle forme in cui si manifesta la sua presenza. Ad iniziare da quella più naturale ed evidente: i confini che lo delimitano.

Nell’Europa di Schengen sono ben dieci i Paesi che hanno bloccato le frontiere o ripristinato i controlli ai varchi di confine. Tra questi anche la Germania di Frau Merkel, da sempre intransigente paladina dell’Unione Europea (purché a trazione tedesca, natürlich!). Ma benché fortemente evocativo non è questo il segno di maggior forza e vitalità mostrato dallo Stato nazionale in questo momento di crisi epocale. Mentre gli europei ancora rimuginavano, tra l’imbarazzato e lo sconcertato, sulle incredibili dichiarazioni della presidente della Bce Christine Lagarde, dalla Francia rimbalzava la notizia di una possibile nazionalizzazione delle imprese strategiche, mentre in Ungheria il controllo di aziende strategiche potrebbe essere assunto – in caso di necessità – dall’esercito. Come se non bastasse gli Stati sono pronti a “pompare” liquidità nei propri sistemi economici, ad iniziare – ancora una volta – dalla Germania che, proprio in queste ore, annuncia un piano da 822 miliardi (sì, miliardi!) di euro. E tutto questo prima ancora che “saltasse” il patto di stabilità.

In definitiva, come abbiamo scritto sul secondo numero de Il Guastatore, lo Stato nazionale ci sembra godere di salute ben migliore di quel che sostengono i media mainstream. Uno Stato che sa essere comunità e non guardiano notturno. C’è da sperare che tra l’eredità di questa crisi di cui, ancora, non si intravede la fine ci sia anche questo.

Clemente Ultimo

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