I sondaggi come strumento dei media anti-sovranisti

Da quasi un anno abbiamo a che fare con sondaggi elettorali che pompano i partiti italiani legati alle parole d’ordine “Sovranità” e “Identità”. E’ stato il caso della Lega di Salvini, il cui eclatante successo alle elezioni europee è sembrato quasi normale, ed è ora il caso di Fratelli d’Italia, attestato secondo le stime in continua crescita a dati non sempre raggiunti dalla defunta Alleanza Nazionale.

Furono, però, gli stessi sondaggi a far montare la testa al leader leghista convintosi di poter porre fine al governo giallo-verde e incassare il consenso degli italiani per formare un nuovo esecutivo di centrodestra alla fine della scorsa estate.

Marine Le Pen con il suo Rassemblement National è da diverse tornate elettorali la più votata dai francesi

Non avviene nulla di diverso nel resto d’Europa con i principali media pronti a spaventare il proprio pubblico di riferimento con toni allarmistici ogni qualvolta, in occasione di una scadenza elettorale, un partito identitario sembra raccogliere un’alta percentuale di votanti rispetto alla tornata precedente. Avviene con il Rassemblement National in Francia, con Vox in Spagna, con Alternativa per la Germania che cresce ed entra in ogni Parlamento regionale nella nazione teutonica ma subito dopo il voto ad essere sottolineato è il mancato sfondamento di questi partiti piuttosto che l’inesorabile crescita.

Certo il 51% dei consensi è ancora lontano ma si parla di movimenti giovani (Vox e Afd) o che si confermano maggioranza relativa da diverse tornate a questa parte (RN).

D’altronde un altro esempio recente di questo perverso meccanismo in Italia si è avuto con le elezioni suppletive che hanno riguardato Napoli, Roma e l’Umbria. Tutte e tre andate deserte da parte di elettori che a volte nemmeno sapevano di questo ritorno al passato ma di cui si è avuta una copertura completamente diversa. Allora ecco che i successi del giornalista Sandro Ruotolo a Napoli e del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri vengono riportati in prima con tanto di successo da accreditare al buon lavoro del governo Conte 2 mentre la netta affermazione della leghista Valeria Alessandrini nell’ex roccaforte rossa umbra passa in secondo piano.

La leghista Valeria Alessandrini si è affermata nelle elezioni suppletive umbre nel più totale silenzio dei media

Ai movimenti identitari non resta che combattere la disinformazione che vorrebbe instaurare un meccanismo di “voto utile” secondo il quale questi non possono affermarsi nonostante la costante crescita. Un discorso che frena la formazione lepenista per via di una legge elettorale che prevede il secondo turno ma che non ha valenza in Spagna, dove Vox è già entrato in coalizioni governative regionali, in Scandinavia o nella stessa Italia in cui, sondaggi o non sondaggi, la maggioranza della popolazione vorrebbe un governo forte, unito e di chiara matrice sovranista.

Luca Lezzi

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