Le ragioni dell’interventismo nazional-liberale nel pensiero di Gioacchino Volpe

Al contrario degli interventisti di sinistra o dei liberali crociani, lo storico Gioacchino Volpe tra il 1914 ed il 1915 non dovette superare alcuna crisi di animo o di pensieri legata alla scelta della guerra. Tale scelta si fondava infatti su di un ben delineato e coerente impianto ideologico e su una formazione culturale che faceva riferimento alla tradizione del liberalismo nazionale italiano.

Bisogna tenere presente che nel 1914, a seguito del Congresso di Roma, l’Associazione Nazionalista Italiana aveva definitivamente imboccato la strada dell’antiliberalismo e, dopo la fuoriuscita dei nazionalisti democratici, c’era stata la scissione dei nazional-liberali. Voce di questa componente scissionista fu il periodico “L’Azione”, foglio che però continuò a sponsorizzare anche le iniziative dell’Associazione Nazionalista Italiana e dei suoi dirigenti, su tutti Enrico Corradini. La scissione del gruppo de “L’Azione” fu in sostanza il tentativo di dare vita ad un “nazionalismo non dogmatico” che avesse come stella polare il realismo e che sostenesse all’estero una politica di “sano imperialismo” ed all’interno evitasse quegli afflati protezionisti che stavano invece condizionando l’ANI egemonizzata da Alfredo Rocco.

Alfredo Rocco

Lo scoppio della guerra europea nell’agosto del 1914 impose ai nazional-liberali una riflessione sul tema. Sostenitori di Salandra e Sonnino, favorevoli ad una scelta “attendista”, essi credevano comunque che, per utilizzare le parole di Gioacchino Volpe, la guerra avrebbe «generato una nuova realtà» in grado di scardinare il vecchio scenario politico nazionale ed a cui bisognava aderire scientemente perché la partecipazione – inevitabile – al conflitto avrebbe rappresentato un fondamentale giro di boa per una nazione giovane, avviata sì verso il proprio destino ma ancora incompiuta. La scelta della guerra equivaleva alla scelta per la definitiva unità nazionale, alla costruzione della comunità inserita nello Stato.

Parte integrante, anche se non rumorosa e “ragionata”, del movimento interventista, i nazional-liberali sostenevano l’idea di questa minoranza eroica capace di influenzare le scelte del governo e di guidare la maggioranza priva di coscienza politica verso l’entrata in guerra. Tuttavia, a conflitto già inoltrato, in una serie di articoli (poi raccolti in “Guerra, dopoguerra e fascismo”, La Nuova Italia, 1928) pubblicati tra il 1916 ed il 1918 Volpe denunciò il pericolo che la guerra fosse interpretata come una frattura civile determinata dalla forzatura della minoranza interventista sulla maggioranza neutralista. Bisognava, secondo Volpe, sottolineare le «inevitabilità e necessità» della guerra per l’Italia, anziché esporre il fianco ai neutralisti socialisti e cattolici per i quali la guerra era «nata per il capriccio di pochi forsennati interventisti, per interesse dei signori, per odio alla povera gente».

Per la sua posizione geopolitica, al centro della linea di frattura tra i due blocchi imperiali austro-tedesco e franco-britannico, l’Italia non avrebbe potuto evitare la partecipazione alla guerra, quantomeno per tutelare i propri interessi nazionali scaturiti da una riflessione pragmatica e non dogmatica (e qui si attaccavano i nazionalisti dell’ANI) od utopistica (come per l’interventismo rivoluzionario) che avesse tenuto ben a mente che Roma poteva scegliere se entrare in guerra alle sue condizioni o esservi trascinata dentro. Per Gioacchino Volpe – che durante il conflitto fu ufficiale del Servizio “P” e decorato di Medaglia d’argento per l’opera di propaganda svolta – il senso dell’azione politica nazional-liberale durante la guerra stava nell’essere espressione di un interventismo “razionale”, monarchico e di destra che avesse ben presenti anche i futuri problemi di un dopoguerra che si annunciava già, mentre in trincea ancora si moriva, decisamente “diverso” da quel che si era immaginato in tutta Europa nel 1914.

Oggi è possibile reperire e leggere gratuitamente tutti i numeri de “L’Azione”. Particolarmente interessanti le riflessioni di questa “Rassegna liberale e nazionale” proprio nella fase di maggiore polemica tra interventisti e neutralisti, reperibili qui.

di Filippo Del Monte

Redazione

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